Storie d’Amore

Storie d'Amore

Le migliori storie d'Amore per te ora

Introduzione

Le migliori storie d'amore proposte qui per Voi non sono quelle dei film ma sono vere reali. Qualcuna parla di amori tristi, impossibili. Parlano di persone che si sono amate seriamante tutta la vita non di amori adolescenziali. Nella nostra speciale selezione di racconti d'amore massimo comun denominatore è il caso che a volte unisce come un filo rosso due anime scelte da lui.  Con esse si vuol offrire un alto modello di amore autentico. Sono storie per edificare nello spirito i lettori, farli crescere interiormente. Non sono le solite storielle strappalacrime. Poche ma scelte che fanno la differenza!

Storie d'Amore Racconti d'Amore Autentico

Selezione speciale di storie d'amore vere, bellissime alcune un po' tristi di amori impossibili, racconti d'amore brevi scritti col cuore. L'amore che si racconta non e' quello patinato e plastificato dei film e dei libri.

L’amore non segue la strada che immaginiamo, coglie all’improvviso e poi si trasforma, muta il suo aspetto e inevitabilmente ti ferisce e ti rende gioioso, ma mai indifferente.

L’amore di queste storie è proprio questo, segue un percorso inaspettato e dà speranza. È questo l’amore vero, quello che si ricerca ogni giorno e che ha un lieto fine da conquistare.

  • Il messaggio vero che e' anche la base di questo sito, e' che l'amore non e' solo voler bene ad una persona in carne e ossa, ma ha anche un'accezione più universale: l'amore per Dio, l'amore per se stessi, l'amore per una cosa come il proprio lavoro, la scienza,la politica, il volontariato ...l'arte e gli animali.

Ma vista la nostra condizione umana una carezza sul viso forse rimane la cosa più immediata per ridarci la speranza quando l'abbiamo persa.

Storie d'Amore

Uno dei racconti d'amore più belli: l'amore aldila' delle barriere

La sedia è solo un oggetto

Giovanni si guardava spesso le gambe, un tempo non ne era così ossessionato, erano una parte di sé come le braccia, il naso, le mani.

Poi era diventato tutto diverso, in quelle gambe rese invalide da un incidente vedeva tutta la sua frustrazione, la sua incapacità di affrontare da solo le mille barriere architettoniche della città, gli sguardi commiserevoli della gente che non sapeva in che modo rapportarsi con lui.

Mille volte o forse anche di più avrebbe voluto gridare al mondo: "Trattatemi in modo normale". Invece faceva sempre finta di niente e preferiva non affrontare anche questo demone, oltre ai suoi che già lo divoravano.

L’incontro tra Giovanni e Marta era avvenuto proprio in quel particolare momento della vita in cui Giovanni si sentiva indifferente al mondo perché si sentiva incapace di affrontarlo.

Marta l’aveva incontrata ai distributori di merende scolastiche, avevano scambiato poche frasi sul fatto che una volta su tre il distributore prendeva i soldi senza erogare la merenda.

Lei non aveva dato grande importanza alla sua sedia, c’era, era lì, ma non era Giovanni. Era stato grazie al sano atteggiamento di Marta nei confronti della vita che Giovanni aveva ripreso a sperare in un futuro senza troppi sguardi indagatori e commiserevoli.

L’amore era arrivato dopo per entrambi, ma non aveva sorpreso nessuno, era stata una cosa normale, la più naturale possibile. La vita aveva cambiato strada ed erano iniziate le uscite serali condivise anche con amici e poi la pallacanestro in carrozzina.

Giovanni aveva rinunciato allo sport ma con il tempo aveva scoperto che ci sono altre possibilità. Durante il loro matrimonio Marta aveva detto ai presenti una sola frase: "La sedia è solo un oggetto, ma per anni è stata nella testa di Giovanni".

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Storie d'amore di persone non più giovani

Prendo in mano la mia vita

Simona ormai è anziana e ripensa alla sua vita seduta sulla panchina del parco accanto al suo compagno Giorgio. La donna ha lo sguardo perso e Giorgio le chiede a cosa stia pensando, lei sorride e gli prende la mano.

Ripensa al suo primo matrimonio con Roberto trenta anni prima, la sua vita non era così tranquilla. Dieci anni di maltrattamenti e botte, per anni si era sentita colpevole e frustrata perché non trovava la forza di andarsene.

La figlia Eleonora aveva otto anni quando la vide riversa in bagno coperta di sangue. La bambina aveva tra le mani una sacchetto per la spesa al cui interno aveva messo la biancheria sua e del fratello. Con grande forza e tenerezza le aveva detto: "Andiamo? Ho preparato la valigia". Il marito era ancora inerte, addormentato, stravolto dall’alcol.

Simona aveva preso i bambini per mano e aveva camminato tanto. Aveva trovato rifugio da una sua cugina e per la prima volta di notte aveva dormito. Il marito era morto due giorni dopo in un incidente d’auto e Simona si era sentita sollevata, molto sollevata.

Con il tempo aveva ritrovato l’energia per vedere la bellezza della vita e per gustare una passeggiata senza la paura di essere seguita. Aveva trovato un lavoro, era cambiato tutto, ma il ricordo della notte della fuga era lì, indelebile.

Aveva incontrato Giorgio molti anni dopo alla festa di primavera del centro anziani dove andava a ballare. Non aveva più fatto entrare nessun uomo nel suo mondo, ma Giorgio era diverso, sorrideva ancora ingenuamente come se fosse un ragazzo con tutta la vita davanti.

A volte si sentiva incredibilmente vecchia e Giorgio le aveva regalato un po’ di leggerezza, per questo lo amava. Le piaceva la vita che si erano costruiti: organizzare il fine settimana in montagna e anche trascorrere i pomeriggi a leggere seduti sul divano l’uno accanto all’altra.

Giorgio aveva comprato un’auto nuova per portarla a vedere le campagne senesi e fare i picnic all’aria aperta.

Simona era per la prima volta in vita sua veramente felice, rideva spesso e aveva ritrovato la spensieratezza, ma non volle mai vivere con lui. Ognuno rimase nella propria casa, lei non poteva accettare di condividere la casa con un uomo.

Giorgio capì il desiderio di Simona di avere un posto solo suo in cui rifugiarsi ogni volta che ne sentiva il bisogno. In fondo bastava condividere la vita, non era importante condividere la casa.

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Una storia d'amore che sa di treni e grandi città del Nord

La metropolitana

I genitori di Maria sono arrivati a New York dall’Italia con niente e sono riusciti a dare a lei e suo fratello la possibilità di studiare. È il 10 gennaio 1956 Maria prende tutti i giorni la metropolitana per andare al lavoro, il viaggio dura un’ora.

Una brutta influenza ha costretto al letto le due compagne di viaggio con le quali chiacchiera abitualmente e lei è sola. È dunque per ingannare il tempo che risponde al sorriso di Patrick, un ragazzo seduto di fronte a lei e che inizia a parlare con lui.

Dopo quel giorno si siedono sempre accanto e scoprono che hanno origini diverse, lui irlandese e lei italiana, ma hanno in comune una gran voglia di vivere e di fare progetti, una fame di vita. Maria mente per la prima volta alla sua famiglia un mese dopo il primo incontro con Patrick in metropolitana.

Vuole uscire con lui, ma sa che nessuno approverebbe un appuntamento con un ragazzo non italiano. Va solo alle feste degli italiani e frequenta la chiesa del quartiere, il marito dovrà essere italiano, sa cosa pensano in proposito i suoi genitori.

Per la verità lei non pensa a sposarsi quando accetta l’invito di Patrick per andare al cinema a vedere Giant, vuole solo stare bene e divertirsi. Le bugie però diventano sempre più frequenti perché Patrick, con il tempo, è diventato troppo importante per lei. Quando la sua famiglia scopre quella che ormai è diventata una relazione accade il finimondo.

Le conseguenze sono terribili, può uscire solo per andare a lavorare e per il resto della giornata deve restare a casa.

Patrick e Maria hanno un loro spazio solo in metropolitana alle sei e quaranta del mattino, un’ora per chiacchierare e pensare a uno stratagemma per vedersi ancora.

A Maria presentano diversi ragazzi italiani che a parere dei suoi genitori sono perfetti per lei, naturalmente nessuno è perfetto perché nessuno è Patrick. Dopo circa un anno Maria ha una crisi di pianto mentre cucina con la madre.

Vuole che almeno lo conoscano. Patrick è invitato a cena e due settimane dopo c'è il grande incontro. Il padre non lo approva, dice spesso che l’America va bene per lavorare, ma che la famiglia deve essere italiana. Con il tempo però si arrende perché sa che sua figlia è molto ostinata e non accetterebbe mai un uomo che le è stato imposto.

Si sposano nella Chiesa del Preziosissimo Sangue in Mulberry Street nel cuore di Little Italy e non si separano più. Maria impara a cucinare qualche piatto irlandese e Patrick a mangiare gli spaghetti senza sporcarsi. Vivono insieme per il resto della loro vita vedendo che New York cambia volto molto rapidamente.

I compagni di studio e di gioco dei loro figli hanno culture diverse, i quartieri non sono più chiusi come quando loro erano giovani.

Non si sorprendono quando Giuseppe, il loro primo figlio presenta alla famiglia, Yunnan la sua ragazza di origine cinese, l’ha conosciuta al college, anche lei ha vinto una borsa di studio. Maria commenta una sera con Patrick che l’America va bene per lavorare e anche per sposarsi e lui sorride.

Storie d'Amore

Storie d'amore a volte impossibili ma vere come questa gay

Vi presento Marco

Alberto ha condotto una vita con la pelle di un altro. Un matrimonio di facciata due figli e anni di menzogne, ha detto solo alla moglie Elena che è omosessuale. Lei lo ha accettato perché lo ha sempre amato, ma sono stati infelici in due.

Al lavoro Alberto ha conosciuto Marco e si sono amati subito. Marco ha chiesto e a volte preteso di vivere la vita con lui senza bugie, ma poi ha sempre ceduto, sa che Alberto non è pronto a lasciare Elena e a parlare con i figli, anche se dice che gli unici momenti in cui si sente veramente se stesso sono quelli passati con lui.

Alberto sa che tutti i pezzi del puzzle si mettono al posto giusto quando sta con Marco, ma non vuole parlare con la moglie.

Una mattina Elena però gli dice che ha deciso di andare via, ha trovato una storia vera e vuole viverla fino in fondo. Ha deciso per lui, ma il passo più importante deve farlo da solo. Invita i suoi figli a casa e dice loro che la sua vita non ha mai avuto un senso.

Alberto è determinato, dice la verità e li vede diventare di sasso e non trovare le parole, vuole spiegare, ma in fondo l’amore non si deve spiegare. Dopo molti silenzi e poche domande i figli vanno via e Alberto pensa che hanno bisogno solo di tempo per capire.

Telefona subito a Marco e gli dice tutto di un fiato che ha parlato con i figli e che adesso tutti sanno tutto e che non c'è più ragione di mentire. Marco è raggiante quando Alberto lo invita a cena a casa per presentarlo ai suoi figli.

Diventa tutto vero quando dice: "Vi presento Marco". Alberto si sente libero per la prima volta quella sera a cena. La verità ha proprio un buon sapore!

Su Aleteia trovare delle bellissime storie d'amore vere reali e di forte valenza cristiana.