Sposarsi In Comune, Il Matrimonio Civile

Sposarsi In Comune

Molte persone ricorrono al questo tipo di matrimonio perche’ gia sposate

Sposarsi in Comune, il Matrimonio Civile: Una guida esaustiva

Sposarsi in Comune attraverso il rito civile è una soluzione molto usata negli ultimi tempi dalle coppie che intendono convalidare la propria unione, perché è un modo molto economico rispetto al rito ecclesiastico.

Bisogna però prestare attenzione alle tempistiche, ai documenti e ai permessi necessari affinché il matrimonio abbia valore legale.

Per sposarsi in Comune attraverso il rito civile è necessario fare richiesta in largo anticipo di determinati documenti e atti presso il proprio Comune di residenza e rispettare le tempistiche necessarie per convalidare tutta la documentazione propedeutica all’atto di matrimonio.

In sostanza non basta presentarsi al Comune come insegna la cinematografica tradizione dei matrimoni a Las Vegas.

Se ci si attiene a tutti i procedimenti da espletare non risulterà però tanto complicato.

Andiamo a vedere nel dettaglio quali sono i documenti necessari per convolare a nozze, per sposarsi in Comune.

Documenti necessari: cosa fare?

Sposarsi in Comune è una pratica che richiede l’adempimento burocratico di numerosi documenti al fine di rendere valida l’unione dal punto di vista civile.

  • Il primo passo è quello di procurarsi un’autocertificazione dei dati personali presso gli appositi uffici civili del Comune di residenza.
  • Nell’autocertificazione saranno contenuti tutti i dati personali, atto di nascita, certificato di residenza, di libero stato civile e di cittadinanza. Se i due sposi non risiedono nello stesso Comune, devono sceglierne uno dove celebrare le nozze.
  • Tutti questi documenti sono necessari per richiedere una data per lo scambio del consenso, ossia la promessa di nozze.

Per ottenere l’autocertificazione sono necessari circa due mesi, motivo per il quale bisogna iniziare le pratiche con largo anticipo.

Testimoni e pubblicazioni

Lo scambio della promessa avviene alla presenza di un genitore e un testimone, ed è un atto libero attraverso cui le parti esprimono il desiderio di unirsi in matrimonio.

Il documento necessario per i testimoni è la carta d’identità in corso di validità.

Una volta stabilito il giorno in cui i due promessi sposi si scambieranno i voti matrimoniali, avallando così la loro unione, si procede con le pubblicazioni, ossia un atto dove è indicato il giorno e il luogo dove avverrà l’unione e tutte le generalità della coppia.

Le pubblicazioni hanno come scopo la divulgazione della data delle nozze in modo che tutti possano venire a conoscenza dell’intenzione della coppia di convolare a nozze e nel caso in cui qualcuno abbia qualcosa da obiettare, possa farsi avanti in maniera libera e spontanea.

Una volta ottenute le pubblicazioni, si hanno a disposizione 180 giorni per convolare a nozze, altrimenti bisogna rifare tutto l’iter burocratico daccapo.

Le pubblicazioni sono molto importanti perché permettono a tutti di essere a conoscenza dell’unione civile tra due soggetti, ed è fondamentale attendere che le pubblicazioni siano online anche sul sito del Comune per permettere una migliore efficienza divulgativa.

Tutto ciò è necessario in quanto se per esempio qualcuno è a conoscenza di motivi gravi per cui l’unione non debba essere celebrata (per esempio forzature esterne o bigamia) possa manifestare liberamente la propria contrarietà.

Costi, tempi e procedure per sposarsi in Comune

Sposarsi in Comune ha sicuramente dei costi molto più contenuti rispetto al matrimonio ecclesiastico. Infatti si tratta solo di costi relativi a marche da bollo per la documentazione.

Per le pubblicazioni, il costo della marca da bollo è di 16 euro, 1 marca da bollo da applicare se entrambi i coniugi sono residenti nello stesso Comune.

Nel caso in cui un coniuge sia residente in un altro Comune, le marche da bollo sono 2 da 16 euro.

Per la richiesta di matrimonio in un Comune diverso da quello di residenza, la marca da bollo da applicare è 1 da 16 euro.

Per quanto riguarda le tempistiche, il matrimonio può essere celebrato dopo il quarto giorno dalla data delle pubblicazioni e nell’arco di 180 giorni.

Rito civile del matrimonio in Comune

Il rito civile del matrimonio in Comune può essere celebrato da un membro ufficiale dello stato civile: il sindaco, il vicesindaco, un assessore, un consigliere. Inoltre può essere celebrato anche da un consigliere comunale o dal presidente di circoscrizione.

In casi in cui un cittadino italiano possegga i requisiti per l’elezione a consigliere comunale, può anch’egli celebrare il rito.

È molto importante che chi celebra le nozze abbia indosso la fascia tricolore, perché è il simbolo della carica giuridica di chi convalida il matrimonio.

Valore legale di fronte alla società

  • Per avere validità legale di fronte alla società, sposarsi in Comune, il rito di matrimonio civile deve essere celebrato in un ufficio di stato, oppure in un luogo eletto “Casa Comunale” dallo stesso Comune che concede l’autorizzazione alla location scelta per trasferire i registri dove avviene la convalida delle firme.
  • Se per esempio si ha intenzione di celebrare il matrimonio in un luogo caratteristico o in una location particolare, bisogna fare molta attenzione all‘autorizzazione da parte del Comune, in caso non vi sia questa autorizzazione, il matrimonio è un matrimonio simbolico, quindi non ha valore legale di fronte alla società.

Attraverso il rito civile si può dunque scegliere un luogo suggestivo all’aria aperta o sposarsi direttamente al ristorante, a patto però che il Comune conceda l’autorizzazione, pena la mancata validità legale delle nozze.

Casi particolari: matrimonio in Comune tra minori, vedovi, divorziati o stranieri

Esistono casi particolari che prevedono alcune differenze nell’iter burocratico del matrimonio civile, e sono i casi riguardanti le nozze tra minorenni, vedovi, divorziati  o nozze miste tra stranieri.

Per quanto riguarda i minori di 18 anni, devono presentarsi presso i servizi sociali del proprio Comune di residenza accompagnati dai propri genitori e sostenere una serie di colloqui con l’assistente sociale e gli psicologi.

Devono inoltre presentare il certificato di autorizzazione da parte dei genitori e l’eventuale certificato di gravidanza, oltre agli altri documenti come da iter classico.

Per quanto riguarda il matrimonio civile in cui una o entrambe le parti siano vedovi, l’iter è praticamente uguale al primo matrimonio civile, con la differenza che uno o entrambi i coniugi dovranno presentare la copia rilasciata dal Comune di residenza, dove è avvenuta la dipartita, che attesta la morte del coniuge e il documento del tribunale nel caso non siano trascorsi 300 giorni dallo scioglimento del matrimonio.

Coloro i quali intendano unirsi in matrimonio civile dopo un divorzio, devono presentare la copia dell’atto con il quale si attesta da parte del tribunale del Comune l’annullamento del precedente matrimonio e la sentenza legale che assume valore nel caso in cui non siano ancora trascorsi 300 giorni dallo scioglimento del matrimonio.

  • Nel caso in cui una o entrambe le parti non abbiano cittadinanza italiana, l’extracomunitario deve fare richiesta del nulla osta presso la propria ambasciata, la quale attesterà che il matrimonio avviene per libera volontà delle parti e accettando le leggi in vigore nello Stato dove avvengono le nozze.
  • Quando si ottiene il nulla osta alle nozze, bisogna recarsi presso l’ufficio legalizzazione della Prefettura e fare autenticare la firma dall’Ambasciatore o del Console.

Conclusione

Il matrimonio in Comune ha costi contenuti e i documenti da espletare sono molto inferiori rispetto alla cerimonia in Chiesa.